La cassazione chiarisce l’importanza delle affiliazioni nelle agevolazioni fiscali per le ASD

Il giudice è tenuto individuare la reale natura dell’ente e dell’attività in concreto esercitata, al di là degli elementi formali, quali anche quelli statutari

L’ordinanza n. 29402 del 13 novembre 2019 della Corte di Cassazione ha chiarito un aspetto fondamentale in tema di spettanza delle agevolazioni fiscali per le associazioni sportive dilettantistiche.

Cosa era accaduto?  La Commissione tributaria regionale della Lombardia aveva respinto l’appello proposto da un’associazione sportiva. In questo modo veniva confermata la sentenza del Ctp di Lecco che aveva rigettato il ricorso avverso “l’avviso di accertamento per l’anno 2006, emesso a seguito del disconoscimento del regime agevolato, ex legge n. 398/1991, previsto per le associazioni sportive dilettantistiche.”

La Ctr osservava che l’avviso di accertamento riscontrava che l’associazione, nell’anno 2006, non fosse iscritta nel registro delle società e associazioni dilettantistiche tenuto dal Con. In questo senso la Commissione legava le prescrizioni di cui all’articolo 1 della legge n. 398/1991 alla affiliazione a una federazione sportiva di categoria.
I giudici concludevano quindi che nell’anno di imposta 2006 l’associazione non era iscritta nel registro e di conseguenza era da considerare “priva di uno dei requisiti necessari per poter fruire delle agevolazioni della legge n. 398/1991.”

La Ctr, a conclusione della propria decisione, sottolineava un passaggio fondamentale: se è vero infatti che il legislatore (articolo 9-bis del Dl n. 417/1991) ha esteso anche ad altre associazioni, diverse da quelle sportive le agevolazioni della 398, resta comunque rilevante la situazione del beneficiario, che, nel caso in esame, risultava essere una associazione sportiva dilettantistica, e quindi legata al requisito dell’iscrizione al registro del CONI.

L’associazione sportiva quindi aveva proposto ricorso per cassazione, sostenendo la violazione o la falsa applicazione dell’articolo 1 della legge n. 398/1991, e la violazione dell’articolo 9-bis del Dl n. 417/1991. L’associazione sosteneva che i giudici di merito, avessero erroneamente ritenuto necessaria, per ottenere l’accesso al regime agevolato previsto per le associazioni sportive dilettantistiche, l’iscrizione al registro del Coni, o l’affiliazione a federazione sportiva nazionale, o ad enti di promozione sportiva.

Qual’è il punto di vista dell’associazione? Che l’articolo 9-bis del Dl n. 417/1991 disponendo l’estensione del regime agevolato a tutte le associazioni non aventi finalità lucrativa (a prescindere dallo scopo statutario), categoria alla quale dunque anche la ricorrente era riconducibile, avesse superato l’assenza del requisito dell’affiliazione, che apparteneva alla prima enucleazione del regime tributario agevolato, previsto per le sole associazioni sportive dilettantistiche senza scopo di lucro, purché appunto affiliate alle federazioni sportive nazionali o a enti nazionali di promozione sportiva.

La società aveva anche fatto riferimento ad una sentenza della Corte di Cassazione stessa (17119/2003), in cui si rimarcava che per godere del regime fiscale agevolato “doveva escludersi la necessità dell’iscrizione alle federazioni, essendo sufficiente il concreto svolgimento di attività sportive senza scopo di lucro, in coerenza con gli scopi statutari, e potendo, al limite, l’affiliazione alle federazioni sportive rilevare solo quale indice sintomatico dello svolgimento di particolari attività.”

Ma la Corte di cassazione ha tuttavia considerato il ricorso infondato: i giudici di legittimità ricordano “che il regime fiscale agevolativo previsto dalla legge n. 398/1991, che prevede modalità di determinazione forfettaria del reddito imponibile e dell’Iva, nonché previsioni di favore in materia di adempimenti contabili, trova applicazione, espressamente e letteralmente, riguardo alle associazioni sportive dilettantistiche “affiliate alle federazioni sportive nazionali o agli enti nazionali di promozione sportiva riconosciuti ai sensi delle leggi vigenti”.

L’ articolo 9-bis del Dl n. 417/1991 ha esteso il regime agevolato prima alle associazioni senza fini di lucro e alle associazioni proloco, e poi anche alle società sportive dilettantistiche costituite in società di capitali senza fini di lucro in base all’articolo 90 della legge n. 289/2002.
L’associazione ricorrente quindi si chiede se, nell’ipotesi in cui l’associazione sportiva non lucrativa non risulti affiliata a federazioni sportive nazionali o ad enti nazionali di promozione sportiva, possa comunque rientrare regime agevolato, come appartenente alla categoria generale delle associazioni senza scopo di lucro.

Ma la Corte, ha chiarito che il coordinamento tra la legge n. 398/1991 e il Dl n 417/1991, articolo 9-bis, non può intendersi secondo questa interpretazione.

L’articolo 9-bis (peraltro successivamente abrogato dall’articolo 102, comma 2, lettera c, Dlgs n. 117/2017) si poneva l’obiettivo di estendere il regime agevolato, che la 398 prevedeva per le sole associazioni sportive dilettantistiche, a tutte le associazioni senza fini di lucro. Quindi la nuova norma aveva il solo lo scopo di applicare il regime agevolato ad associazioni differenti (aventi cioè uno scopo statutario diverso da quello sportivo) rispetto a quelle già regolate dalla precedente disciplina.

La conseguenza è che in questo senso la nuova norma non cambiava la disciplina operante per le associazioni sportive.  La Corte conclude che se un’associazione sportiva non lucrativa, priva del requisito soggettivo dell’affiliazione previsto dalla legge 389 del 1991, rientrasse comunque nell’ambito dell’articolo 9-bis si perderebbe il senso della norma, quello di estendere ad altre associazioni (non sportive) il regime agevolativo previsto per le associazioni sportive.  Con una diversa interpretazione si attribuirebbe all’estensione un valenza tale da abrogare il disposto di cui all’articolo 1 della legge n. 398/1991, rendendo irrilevante la necessità, espressamente imposta da quest’ultima norma, dell’affiliazione alle federazioni sportive nazionali, o agli enti nazionali di promozione sportiva.

Per completezza vi riportiamo di seguito un estratto dell’articolo di approfondimento pubblicato su Fisco Oggi

“Tra l’articolo 1 della legge n. 398 e l’articolo 9-bis del Dl n. 417 esisteva invece un rapporto di specialità, per cui, secondo il regime applicabile ratione temporis (ossia prima dell’abrogazione intervenuta con il Dlgs n. 117/2017), le associazioni non lucrative godevano del regime agevolativo in virtù dell’estensione operata dall’articolo 9-bis, ma, ove tali associazioni avessero, statutariamente, un carattere sportivo, continuava a trovare applicazione la norma speciale preesistente (l’articolo 1 della legge 398, appunto), compresa la necessità del requisito formale dell’affiliazione.

Quanto, infine, all’asserita non vincolatività di tale previsione normativa, desunta dal richiamo operato alla sentenza n. 17119/2003 della Cassazione, i giudici rilevano che nel precedente richiamato la Corte aveva confermato la sentenza con la quale i giudici di merito avevano ritenuto che la circostanza che l’associazione risultava affiliata ad alcune federazioni, oltre che al Coni, fosse sufficiente per ritenere integrato il presupposto di cui all’articolo 1 della legge n. 389/1991.

La stessa Corte sottolinea che, comunque, l’assunto dell’irrilevanza dell’affiliazione, del resto, non solo contrastava con il dato testuale del più volte richiamato articolo 1, che, come visto, esplicitamente condiziona il regime agevolato a tale requisito, ma nemmeno aveva poi trovato riscontro nella giurisprudenza di legittimità, che, invece, ha avuto modo di sottolineare l’irrilevanza del dato formale (cfr Cassazione, n. 16449/2016) soltanto con riferimento all’esenzione d’imposta prevista dall’articolo 148 del Tuir, che però, a differenza della legge n. 398, non fa alcun riferimento testuale alla necessità dell’affiliazione.
Tanto premesso, in ordine allo specifico caso processuale, si evidenzia inoltre quanto segue.

Anche laddove le stesse associazioni abbiano ottenuto il riconoscimento del Coni, comunque il giudice tributario può appurare che tale veste formale non trova piena corrispondenza nell’attività esercitata, nascondendo una natura prettamente commerciale (cfr Cassazione, sentenza n. 9614/2019).
La questione relativa alla spettanza delle agevolazioni fiscali per le associazioni sportive dilettantistiche, in base alla effettiva attività esercitata, è stata del resto oggetto di varie pronunce, sia di merito che di legittimità.

La Ctr della Calabria, con la sentenza n. 1560/2018, ha per esempio affermato che l’onere di provare la sussistenza dei presupposti di fatto che giustificano l’esenzione è a carico del soggetto che la invoca, secondo gli ordinari criteri stabiliti dall’articolo 2697 cc, posto che gli enti di tipo associativo non godono di una sorta “status” di “extrafiscalità”, che li esenta da ogni prelievo fiscale, potendo svolgere di fatto attività a carattere commerciale.

Le stesse associazioni sportive dilettantistiche diventano quindi soggetti passivi Iva quando svolgono attività di natura commerciale, essendo escluse dal campo di applicazione dell’Iva solo le prestazioni di servizi o le cessioni di beni effettuate nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, in conformità alle finalità istituzionali.

E, come confermato anche dalla Ctr della Toscana, con la sentenza n. 2493/1/2017, è comunque incompatibile con la natura di associazione dilettantistica sportiva la prevalenza dell’offerta di servizi funzionali a una strategia di tipo commerciale, che nulla abbiano a che vedere con la promozione di specifici valori sportivi.

In tali casi bisogna dunque sempre individuare la reale natura dell’ente e dell’attività in concreto esercitata, al di là degli elementi formali, quali anche quelli statutari (cfr Cassazione, nn. 11456/2010 e 16032/2005; Corte costituzionale n. 467/1992).”

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