Il punto sul divieto di pagamento in contanti degli stipendi e dei compensi

di 05/07/2018Luglio 15th, 2018Approfondimenti

Recentemente l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha pubblicato la circolare n. 2/2018 e il parere n. 4538 del 22/05/2018 sul tema relativo alla tracciabilità dei pagamenti degli stipendi e dei compensi sancito dalla Legge di Bilancio 2018 (art. 1, commi 910-914).

È bene precisare che il legislatore ha inserito, nella sopracitata norma, l’obbligo, a far data dal 1° luglio 2018, di corresponsione delle retribuzioni ai lavoratori dipendenti, ed ogni anticipo di essa, attraverso l’uso di uno strumento tracciabile, banca o un ufficio postale, con uno dei seguenti mezzi:

  • bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;
  • strumenti di pagamento elettronico;
  • pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
  • emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, ad un suo delegato. L’impedimento s’intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a sedici anni.

Si sottolinea il fatto che la norma impone tale obbligo ai datori di lavoro e ai committenti. Questo ultimo termine aprirebbe la porta ad una interpretazione restrittiva includendovi anche i compensi derivanti da rapporti di lavoro diversi da quelli di lavoro dipendenti e quindi anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e/o collaborazione sportiva.

La circolare difatti chiarisce cheper rapporto di lavoro si intende ogni rapporto di lavoro subordinato di cui all’art. 2094 c.c., indipendentemente dalle modalità di svolgimento della prestazione e dalla durata del rapporto, nonché ogni rapporto di lavoro originato da contratti di collaborazione coordinata e continuativa e dai contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci ai sensi della L. n. 142/2001”.

La violazione di tale obbligo, a partire dal 1° luglio 2018, comporterà l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 euro a 5.000 euro.

L’INL precisa che è sanzionabile anche il comportamento del datore di lavoro che, pur predisponendo inizialmente il pagamento con le modalità previste dalla norma, effettui la revoca/annullamento della disposizione di pagamento. In tal caso la sanzione potrà essere ridotta nella misura di un terzo del massimo previsto, ossia 1.666,67 euro.

È prevista la possibilità di presentare ricorso entro 30 giorni dalla notifica del verbale di contestazione da parte degli ispettori (art.16, D.Lgs. n.124/2004). Non costituisce prova di avvenuto pagamento la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga.

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