Società sportive dilettantistiche lucrative. Il sì della Legge di Bilancio 2018

di 04/01/2018 Gennaio 8th, 2018 Associazioni sportive

Prima novità del 2018 per il mondo sportivo con l’introduzione di un nuovo profilo giuridico, quello delle società sportive dilettantistiche lucrative, che possono richiedere il riconoscimento al CONI ed essere inserite a pieno titolo tra gli Enti Sportivi.

L’articolo 1, comma 353 e 354 della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Legge di bilancio 2018) in vigore dal 1 gennaio  scorso, prevede che lo statuto delle società sportive dilettantistiche con scopo di lucro deve contenere:

  •  nella denominazione o ragione sociale, la dicitura « società sportiva dilettantistica lucrativa»;
  •  nell’oggetto o scopo sociale, lo svolgimento e l’organizzazione di attività sportive dilettantistiche
  •  il divieto per gli amministratori di ricoprire la medesima carica in altre società o associazioni sportive dilettantistiche affiliate alla medesima federazione sportiva o disciplina associata ovvero riconosciute da un ente di promozione sportiva nell’ambito della stessa disciplina
  •  l’obbligo di prevedere nelle strutture sportive, in occasione dell’apertura al pubblico dietro pagamento di corrispettivi a qualsiasi titolo, la presenza di un « direttore tecnico » che sia in possesso del diploma ISEF o di laurea quadriennale in Scienze motorie o di laurea magistrale in Organizzazione e gestione dei servizi per lo sport e le attività motorie o in Scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattate o in Scienze e tecniche dello sport, ovvero in possesso della laurea triennale in Scienze motorie.

Si tratta di un cambiamento normativo importante che mette al centro i due elementi del profilo lucrativo: soggettivo e oggettivo. Le nuove SSDL non avranno limiti né sul piano della redistribuzione degli utili (lucro soggettivo), né sul piano del fatturato (lucro oggettivo).

Per capire l’impatto che potrà avere questo nuovo soggetto giuridico all’interno del sistema sportivo dilettantistico, dobbiamo partire dal presupposto che la caratteristica principale di questo settore fino ad oggi sia stata proprio la limitazione della lucratività (soggettiva ed oggettiva)

Sotto il profilo del lucro soggettivo, nell’attuale sistema, in base all’art. 90, comma 17, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, sono solo 3 le forme giuridiche previste per il mondo sportivo dilettantistico riconosciuto dal Coni:

  1.  associazione sportiva priva di personalità giuridica, disciplinata dagli articoli 36 e seguenti del codice civile;
  2.  associazione sportiva con personalità giuridica di diritto privato, ai sensi del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361;
  3. società sportiva di capitali o cooperativa, costituita secondo le disposizioni vigenti, ad eccezione di quelle che prevedono le finalità di lucro; o società sportiva non lucrativa.

È chiaro che l’elemento centrale e di differenziazione sia stato, fino ad oggi, la finalità non lucrativa. Associazioni e società sportive dilettantistiche devono statutariamente prevedere, ai sensi del successivo comma 18, l’assenza di fine di lucro e la previsione che i proventi delle attività non possano, in nessun caso, essere divisi fra gli associati, anche in forma indiretta, una norma applicativa dell’art. 32 della l. n. 157 del 1986 che vieta il fine di lucro per le società sportive dilettantistiche.

Per quanto riguarda il lucro oggettivo, le agevolazioni previste dalla l. n. 398 del 1991  sono subordinate al conseguimento di un reddito da attività commerciali attualmente non superiore a 400.000 euro.

In sintesi la violazione del divieto di lucro fa decadere sul piano soggettivo la qualifica stessa di associazione o società sportiva dilettantistica, e sul piano oggettivo comporta la perdita delle agevolazioni previste dalla l.398 del 1991.

I cambiamenti introdotti dalla legge di stabilità non si limitano ai vincoli di non lucratività ma riconoscono alle SSDL una, non trascurabile, agevolazione fiscale, che prevede che l’imposta sul reddito (IRES) sia pari al 50% di quella prevista per le società di capitali, ed un’IVA al 10% sui proventi delle attività istituzionali.

Queste agevolazioni potrebbero sommarsi agli effetti di un eventuale qualifica della SSDL come impresa sociale che rientri nel profilo di interesse generale, che la normativa di riferimento individua nell’organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche.

L’impresa sociale, a sua volta, è automaticamente qualificata come ente del Terzo Settore dall’art. 4 del nuovo Codice del Terzo Settore e, come tale, gode di alcuni vantaggi fiscali e competitivi ulteriori.

Come prima fotografia del futuro che si sta delineando potremmo considerare questo processo come una ibridazione tra non profit e for profit, che non saranno più realtà nettamente contrapposte.

È innegabile che lo sport dilettantistico abbia sviluppato un mercato di riferimento che di fatto non mina le finalità sociali di settore. Gli orientamenti europei in ambito sportivo sottolineano ormai da tempo (Libro Bianco dello Sport), la potenzialità economica e occupazionale del dilettantismo sportivo senza sminuirne il profilo culturale e sociale.

Quello che al momento ci sembra chiaro è che da oggi chi vorrà promuovere lo sport, lo potrà fare come ente di tipo associativo non profit, come società non profit, o come srl sportiva dilettantistica a scopo di lucro (una sorta di “low profit”).

Esiste però una questione su cui vale la pena riflettere, senza entrare nei dettagli della nuova norma, che prevede anche un aumento da 7.500 a 10.000 sui redditi diversi ex lege 342/2000 per tutte le ASD e SSD non lucrative), quella della percezione concreta di questo nuovo profilo giuridico.

Quello che il mondo sportivo dilettantistico dovrà probabilmente arginare è il presupposto della convenienza. In sintesi evitare che la domanda sia: “cosa mi conviene fare per avere più agevolazioni possibili?”

Supportare le associazioni nel definirsi come soggetto giuridico sportivo non è una questione puramente formale, ma implica un sostegno chiaro nel trovare la soluzione migliore, non per aggirare il sistema, ma per individuare e poi applicare le norme di riferimento corrette e raggiungere gli obiettivi dichiarati.

 

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