Erogazioni liberali e contratti di sponsorizzazione: un breve chiarimento

di 27/09/2018 Ottobre 13th, 2018 Iva

Pubblichiamo il quesito di un Presidente di associazione che ci ha scritto per approfondire la differenza tra erogazioni liberali e contratti di sponsorizzazione. Una domanda che pone ancora l’accento sui dubbi che spesso emergono in sede operativa nel tracciare la linea di demarcazione tra attività commerciale e non commerciale.

“Sono il Presidente di un’associazione in possesso di solo codice fiscale. Avevo pensato di proporre l’apertura della partita iva per poter fare contratti di sponsorizzazione.
Qualcuno mi ha suggerito di non passare a partita iva e di percepire il tutto dalle ditte che volevano sponsorizzarmi sotto forma di erogazione liberale.
Le ditte hanno gli stessi vantaggi fiscali a farmi una erogazione liberale o a loro conviene sempre il contratto di sponsorizzazione?
Potete illustrarmi la differenza.”

 

Risponde la Dr. Cristiana Massarenti. Responsabile FiscoLibertas 

 

Buongiorno,

per poter stipulare contratti di sponsorizzazione è indispensabile aprire la partita iva, in quanto trattasi di attività commerciale per definizione.

La differenza tra erogazione liberale e sponsorizzazione è sostanziale, in quanto nel primo caso l’associazione riceve una donazione da un soggetto terzo, quale mero atto di mecenatismo, e non è obbligata ad alcuna controprestazione, mentre il contratto di sponsorizzazione è un accordo tra due parti dove l’una, l’azienda sponsor, si impegna a riconoscere un corrispettivo economico, e l’altra parte, soggetto sponsorizzato, si impegna a fornire prestazioni pubblicitarie attraverso, ad esempio, la partecipazione ad eventi sportivi la cui notorietà è tale da poter veicolare attraverso il pubblico la conoscenza, l’immagine, il nome e il marchio dello sponsor.

Pertanto il soggetto sponsorizzato si impegna ad assumere accanto alla propria denominazione i caratteri distintivi, il marchio dello sponsor e apporre gli stessi su abbigliamento di gioco, su stampe, pubblicazioni pubblicitarie e su tutto quello che possa essere utile al fine di divulgare nel modo più estensivo, come da previsioni contrattuali, l’immagine dell’azienda sponsor, durante le varie attività.

Per l’azienda sponsor “Le spese di pubblicità e di propaganda sono deducibili nell’esercizio in cui sono state sostenute o in quote costanti nell’esercizio stesso e nei quattro successivi…” Cosi recita l’articolo 108, comma 2, n. 917/1986 testo unico delle imposte sui redditi.

L’articolo 90, comma 8, legge 289/2002 inoltre prevede che:“Il corrispettivo in denaro o in natura in favore di società, associazioni sportive dilettantistiche e fondazioni costituite da istituzioni scolastiche, nonché di associazioni sportive scolastiche che svolgono attività nei settori giovanili riconosciuta dalle Federazioni sportive nazionali o da enti di promozione sportiva costituisce, per il soggetto erogante, fino ad un importo annuo complessivamente non superiore a 200.000 euro, spesa di pubblicità, volta alla promozione dell’immagine o dei prodotti del soggetto erogante mediante una specifica attività del beneficiario, ai sensi dell’articolo 108, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917”.

Pertanto, il limite massimo di 200.000 euro annui, entro il quale le somme corrisposte a società e associazioni sportive dilettantistiche a fronte di prestazioni pubblicitarie e di sponsorizzazione sono di conseguenza interamente deducibili dal reddito d’impresa.

Tuttavia non si esclude che corrispettivi superiori a tale soglia fruiscano anch’essi dello stesso trattamento se le somme siano erogate a fronte di contratti che caratterizzano sostanzialmente un rapporto di sponsorizzazione. Questo emerge chiaramente dalla  risoluzione n. 57/E 2010 con cui l’Agenzia delle Entrate ha indicato il corretto trattamento fiscale dei corrispettivi, erogati a favore di società e associazioni sportive dilettantistiche, eccedenti la quota annua di 200.000 euro.

Il requisito, tuttavia, è che la fruibilità dell’agevolazione sia subordinata al fatto che i corrispettivi erogati devono essere destinati alla promozione dell’immagine o dei prodotti della società erogante e che, a fronte degli importi corrisposti, deve essere riscontrata una specifica attività del beneficiario della medesima erogazione

La donazione, al contrario, rientrando nella sfera istituzionale dell’attività associativa, non comporterà per l’associazione l’apertura della partita iva.

Dal punto di vista fiscale, le donazioni effettuate da imprese nei confronti di società ed associazioni sportive dilettantistiche non risultano deducibili dal reddito di impresa.

In conclusione, i concetti alla base delle due operazioni suggerite, ovvero donazione e sponsorizzazione, sono completamente differenti e necessitano di un attento vaglio al fine di cogliere la volontà negoziale delle Parti.

 

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